Nient’altro che la verità.

Un piccolo centro non lontano da Cagliari e il suo desiderio di raccontarsi. La nostra voglia di soddisfare l’esigenza del cliente e l’intenzione di andare ben oltre l’effetto wow dato da una bella foto. Da questi presupposti, nasce la campagna 2016 per il Comune di Iglesias.

L’idea è stata quella di utilizzare la familiarità del pubblico con alcune località note per poter svelare i punti forti di Iglesias. Nessun paragone, Iglesias non viene messa sullo stesso piano di Roma o Barcellona, ma viene valorizzata da un messaggio ironico e provocatorio, che stimola la curiosità del viaggiatore appena atterrato all’aeroporto di Cagliari. Ebbene sì, la campagna si trova agli arrivi dell’aeroporto, e se vi state chiedendo il motivo, eccolo servito: abbiamo immaginato Iglesias come la destinazione ideale di una gita in giornata. Sappiamo bene che Iglesias non ha il faraglione di Capri e neanche il porto esclusivo di Montecarlo, ma è assolutamente vero che ha il faraglione di Pan di Zucchero, uno dei più grandi d’Europa, e ha Porto Flavia, un luogo riconosciuto patrimonio dell’Unesco per il suo valore storico. Insomma, si gioca sul fattore sorpresa di un piccolo posto che ha tanto da dire e da mostrare.

La verità è che la campagna 2016 dedicata a Iglesias fa riflettere sulla comunicazione in ambito turistico. Le belle foto non bastano più, di bei luoghi è pieno il mondo, occorre ragionare su messaggi capaci di svelare il vero valore dei nostri luoghi.

 

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Tripletta!

A volte capitano cose inaspettate. Siamo così impegnati a fare il nostro lavoro, che ci dimentichiamo di partecipare alle gare e i premi se li prendono gli altri, anche un po’ per colpa nostra. Questa volta, invece, la vittoria è arrivata, inaspettata. Se oggi ci ritroviamo a festeggiare assieme a Softfobia e Ales&Ales il National Calendar Award 2016 assegnato al calendario della squadra inglese Leeds United, è perché è stato il cliente stesso ad inviare il lavoro. E questo non può che renderci felici. Per aver conquistato la fiducia del cliente, il cuore dei tifosi e il premio per il miglior calendario nel Regno Unito.

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Giù le mani dai mori!

Dalla pubblicazione del nostro ultimo lavoro per il nuovo marchio del Cagliari Calcio, è scaturita una interessante (e movimentata) discussione sulla legittimità di “cambiare” i mori esistenti, bendati e rivolti verso l’infieritura.
Per il nostro lavoro è stato fondamentale l’apporto dello storico Francesco Cesare Casula, uno dei più importanti medievisti italiani, che ha guidato la nostra scelta con solide fondamenta storiche. La bandiera dei quattro mori, infatti, è stata oggetto di numerosi rimaneggiamenti e si può dire che quella da molti votata quale realtà storica sia in realtà frutto di “una variante del Settecento, forse dovuta a inesatta comprensione del disegno” (fonte: sito Regione Sardegna).
La benda sugli occhi è un errore di trascrizione che ormai è diventato consuetudine, più o meno come citare che “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli” (errore attribuito a San Girolamo nella traduzione, dal greco al latino, della parola “kamelos” che può avere un doppio significato: quello, appunto, di “cammello” e l’altro di “gomena”, intesa come grossa fune utilizzata per l’attracco delle navi).
Noi non abbiamo voluto basare un lavoro così importante sulla consuetudine, che spesso non fa che replicare un errore, ma su uno studio della matrice storica, di quasi mille anni fa, che ci ha liberato dalla benda sugli occhi e che la recente delibera regionale conferma, adottando ufficialmente i mori che guardano l’esterno dell’infieritura (legge regionale del 1999).
Quest’ultima interpretazione ci è piaciuta particolarmente visto che, oltre a cancellare l’errore storico, ha un significato di buon auspicio rivolgendo lo sguardo verso l’esterno della bandiera e non verso l’asta. Nel senso latino di lettura da sinistra a destra, ci si rivolge al futuro: quale miglior pensiero per una squadra di calcio che punta alla risalita in serie A?
Una cosa è certa, vorremmo tutti la stessa cosa, che si conoscesse il passato del popolo sardo pur tenendo gli occhi sul futuro. E magari si smettesse di replicare un errore grossolano che dura da trecento anni e ci vuole ciechi per consuetudine.Schermata 2015-06-23 alle 10.12.30

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L’importanza di chiamarsi.

Capita di avere un nome ancora prima di esser venuti al mondo. C’è chi chiacchiera per mesi con un pancione, immaginando gli occhi, la bocca, il nasino, di colui o colei che già si chiama per nome. Anche nel nostro lavoro capita. Capita di avere un nome ancora prima che un progetto veda la luce. Qualche mese fa, abbiamo conosciuto Paolo, e il suo sogno di aprire un ristorante. Abbiamo iniziato ad immaginare che posto sarebbe diventato, chi l’avrebbe frequentato, che sensazioni avrebbe regalato. E gli abbiamo trovato un nome. Lo scorso maggio, a Cagliari, è nato Gintilla, il ristorante di cucina naturale di Paolo.

E se Jodorowsky, nei suoi saggi di psicomagia, ragiona sull’influenza dei nomi sulla vita delle persone, noi ci troviamo spesso a riflettere sull’impatto che avrà un naming sul futuro di una nuova realtà. In entrambi i casi, vale la regola d’oro: un nome, per risplendere di luce propria, deve essere originale. Deve distinguere e definire l’identità di una persona, di un progetto, di un brand. Sceglierlo non è mai facile, implica vincoli da rispettare e valori da preservare. In compenso, permette di dare forma e carattere ai sogni.

Tutto in un giorno

Un pensiero, il confronto, la realizzazione.

Ogni giorno da Riganera tante teste si mettono all’opera per dare vita alle idee migliori.
Wake uph.9.00_buongiorno!
4 stagionih. 9.15_si comincia…Chatting&workingh. 10.05_e tu che ne pensi?Ci piacciono i colorih. 10.20_ci piacciono i colori!Due piani per una riganerah. 10.30_due piani di creatività.ginger&fredh. 11.00_Fred&Ginger vogliono un caffè? Greenpeopleh. 11.10_c’è del verde in tutti noi. Just work copiah. 11.30_la giornata è ancora lunga…Making a treasure islandh.12.00_a misterious island.More heads, more ideash.12.30_more heads, more ideas.Qualcuno ti osserva h.12.30_qualcuno ci osserva.Read, work, thinkh.12.45_read, think, work.Sono il re del mondoh.13.00_sono il re del mondo (world wide web).Sotto sottoh.13.50_sotto…Sotto sotto2h.13.52_sotto sotto.The captainh.14.30_the captain.Think Emeraldh.15.30_think Emerald.Vedo altoh.16.15_vedo alto.Writingh.17.18_1, 100, 1000 appunti.The last oneh.18.05_the last one. See you tomorrow!

Dico no agli zombie.

Ogni giorno vengono sputati fuori da bocche qualunquiste, lanciati sugli occhi di utenti increduli, e riciclati per far notizia dal web tritatutto. Sono i numeri di Facebook.
Non quelli che raccontano chi siamo sul documento, né quelli che ci consentono di arrivare a fine mese sul conto. Sono gli ambiti numeri dei fan di Facebook.
Ma prima di sgranare gli occhi davanti all’ennesima pagina che vanta un esercito di fan, impariamo a distinguere tra questi numeri: quello dei “mi piace” e quello delle “persone che ne parlano”. Il primo gode di fama indiscussa, il secondo, ben più importante, viene opportunamente tenuto in ombra. Gli addetti ai lavori lo chiamano numero di “engagement”, quello che dimostra quanto gli utenti siano attivi e interagiscano con la pagina, commentando, condividendo e rendendo virali i contenuti proposti.
Si dice “meglio pochi ma buoni”: ecco, meglio avere un numero discreto di fan che scrivono, parlano, diffondono i valori del brand diventando portatori sani di brand awareness, piuttosto che tanti fan silenziosi, zombie della rete.Blog