Capita di avere un nome ancora prima di esser venuti al mondo. C’è chi chiacchiera per mesi con un pancione, immaginando gli occhi, la bocca, il nasino, di colui o colei che già si chiama per nome. Anche nel nostro lavoro capita. Capita di avere un nome ancora prima che un progetto veda la luce. Qualche mese fa, abbiamo conosciuto Paolo, e il suo sogno di aprire un ristorante. Abbiamo iniziato ad immaginare che posto sarebbe diventato, chi l’avrebbe frequentato, che sensazioni avrebbe regalato. E gli abbiamo trovato un nome. Lo scorso maggio, a Cagliari, è nato Gintilla, il ristorante di cucina naturale di Paolo.

E se Jodorowsky, nei suoi saggi di psicomagia, ragiona sull’influenza dei nomi sulla vita delle persone, noi ci troviamo spesso a riflettere sull’impatto che avrà un naming sul futuro di una nuova realtà. In entrambi i casi, vale la regola d’oro: un nome, per risplendere di luce propria, deve essere originale. Deve distinguere e definire l’identità di una persona, di un progetto, di un brand. Sceglierlo non è mai facile, implica vincoli da rispettare e valori da preservare. In compenso, permette di dare forma e carattere ai sogni.